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dal "Tristano e Isotta" di Wagner

MessaggioInviato: 07/06/2011, 19:04
da Tuttiallopera

Tristano e Isotta - Selezioni..

Brani tratti da "Tristano e Isotta" con: Johanna Meier : Isolde - Rene Kollo : Tristano Hanna Schwarz : Brangania - Matti Salminen : Re Marke dir. Baremboin - Orchestra e Coro del Festival di Bayreuth Regia di Ponnelle -1983 ------- Preludi diretti da Toscanini, Karajan e Metha, con Recital di J. Norman quale Isolde.

I brani selezionati sono:

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Antefatto


Per liberare la Cornovaglia da un ingiusto tributo imposto dagli irlandesi, Tristano ha ucciso il cavaliere Moroldo, patriota irlandese e fidanzato della principessa Isotta d'Irlanda. Ferito durante il combattimento, viene amorevolmente curato dalla stessa Isotta, che solo alla fine scopre la vera identità dell'ignoto guerriero. In seguito, come pegno di riconciliazione tra i due paesi, Tristano conduce Isotta in Cornovaglia quale sposa del suo Re.


Atto I


Scena 1ª A bordo del veliero in rotta verso l'Inghilterra, Isotta impreca contro il prode Tristano, cui la lega un confuso sentimento di amore e di odio. In preda alla collera lo fa chiamare affinché le renda omaggio ma Tristano, turbato, risponde di non poter abbandonare il timone della nave.

Scena 2ª Isotta ricorda il passato, confida alla sua ancella Brangania di essersi profondamente affezionata a un misterioso guerriero di nome Tantris, reduce da una battaglia, quando lo raccolse e curò le sue ferite. In realtà, Tantris era Tristano, l'assassino del suo uomo, che presentandosi sotto mentite spoglie era riuscito a scampare alla vendetta di Isotta grazie al suo sguardo supplicante, in cambio di sparire per sempre dalla sua vita. Ora, però, Tristano ha infranto la promessa tornando a chiederla in sposa per il Re, e Isotta - reprimendo il tacito amore che li unisce - vorrebbe uccidersi con lui per cancellare l'affronto.

Scena 3ª Tristano arriva e, in un impeto di rabbia, accetta di sacrificarsi con onore. Entrambi credono di bere un potente veleno, ma Brangania ha sostituito il veleno con un magico filtro d'amore. Nell'orchestra, ricompaiono le melodie del Desiderio e dello Sguardo, che erano già apparse nel preludio strumentale. Il loro sentimento si rivela con forza alla realtà e il mondo circostante non ha più alcun significato. Quando lo scudiero di Tristano, Curvenaldo, giunge ad avvertire l'imminente incontro col Re, Tristano risponde: "Welcher Konig?!" (quale re?!), ormai del tutto ignaro di ciò che sta avvenendo. Nel momento in cui la nave approda nel porto, Tristano e Isotta si gettano l'uno nelle braccia dell'altro.


Atto II

Scena 1ª Nel giardino del castello di re Marco, durante la notte, Isotta attende l'arrivo di Tristano. Brangania la avverte del pericolo che stanno correndo, sapendo che Melot, amico di Tristano ma innamorato segretamente di Isotta, potrebbe rivelare al Re l'amore clandestino della coppia. Isotta non le crede e, dolcemente, la allontana spegnendo la torcia. È il segnale convenuto. Tristano si precipita in scena con un abbraccio travolgente.

Scena 2ª Incomincia la lunghissima notte dei due innamorati. Gli amanti si perdono in speculazioni filosofiche circa il senso stesso della vita, che trova la sua unica ragione d'essere nell'isolamento dal mondo esteriore e dall'ipocrisia delle convenzioni sociali, che impediva alla verità del loro amore di esprimersi liberamente. La notte di Tristano e Isotta è la vera protagonista del dramma, è l'oscurità che circonda i due amanti e li riassorbe in un'originaria, individuale armonia. Dice Isotta:

"Chi là segretamente celai, come mi parve malvagio quando, nello splendore del giorno, l'unico fedelmente amato sparve agli sguardi d'amore, e quale nemico s'erse dinnanzi a me! Trascinarti voglio laggiù, con me nella notte, dove il mio cuore mi promette la fine dell'errore, dove svanisce la follia del presentito inganno."

Dice Tristano:

"Su noi discendi, notte arcana! Spargi l'oblio della vita!... Quel che là nella notte vegliava cupamente richiuso, quel che, senza sapere e pensarci, oscuramente concepii - l'immagine che, i miei occhi non osavano osservare, ferita dalla luce del giorno - mi si rivelò scintillante."

''Gloria al filtro e alla sua forza! Mi dischiuse le vaste porte dove solo in sogno ho soggiornato. Dalla visione celata nel segreto scrigno del cuore, esso cacciò lo splendore ingannevole del giorno, sì che il mio orecchio, penetrando la notte, potesse vederla davvero.

"Chi amoroso osserva la notte della morte, a chi essa confida il suo profondo mistero: la menzogna del giorno, fama e onore, forza e ricchezza, come vana polvere di stelle innanzi a lui svanisce!... Fuor dal mondo, fuor del giorno, senza angosce, dolce ebbrezza, senza assenza, mai divisi, soli, avvinti, sempre sempre, nell'immenso spazio!..''

Ma nel momento più impetuoso, quando le voci e la musica vengono sospinte dal tema della Felicità, un accordo orribile si sprigiona dall'orchestra.
Improvvisamente arrivano il Re, Melot e i cortigiani del castello, che circondano inorriditi la coppia degli amanti. Il tema musicale del Giorno avverso invade la scena. Sorge l'alba.

Scena 3ª Melot, tradendo Tristano, presenta al Re la sua vittima. Il magnanimo re Marco si perde allora in un lungo monologo cantato sul tema del Cordoglio, addolorato per il comportamento di Tristano e rievocando le vicende che li unirono in passato.

"A me, questo? Perché? Chi mi è fedele, se il mio Tristano mi tradì?... Se non c'è redenzione, chi può spiegare al mondo tale cupo immenso abisso?..."

Ma Tristano, come trasognato, risponde che nessuno potrebbe capire, e si volge subito verso l'amata. Mentre Isotta lo bacia, Melot, geloso, incita il Re a reagire. Tristano sfida l'amico a duello e si lascia cadere sulla sua spada, cadendo ferito tra le braccia di Curvenaldo.


Atto III


Scena 1ª La mesta cantilena di un corno inglese, che risuona nel preludio del terzo atto, costituisce una delle musiche più tristi che siano mai state scritte. Tra le rovine del suo castello, accudito dal fedele Curvenaldo, Tristano riprende lentamente conoscenza. Ferito nel corpo e nell'anima, egli è preda di una sorta di allucinazione. Ciò che desidera gli è negato e il pensiero di Isotta - simbolo di quel desiderio - lo travolge. Immobile sul letto la cerca, in preda al delirio la invoca:

"Kurwenal, siehst du es nicht?!..." (Curvenaldo, non la vedi?!)

Ma l'orizzonte del mare è desolatamente vuoto. Tristano, allora, maledice il filtro magico che gli rivelò l'amore e la verità:

"Il terribile filtro, che m'ha votato al tormento, io stesso l'ho distillato! Nell'affanno del padre, nel dolore della madre, nel riso e nel pianto, ho trovato i veleni del filtro!"...


Sono pagine molto drammatiche, dove la musica rompe definitivamente con la tonalità tradizionale ereditata da Bach e da Mozart, anticipando per la prima volta il sistema dodecafonico moderno. Ma intanto la nave di Isotta è apparsa davvero all'orizzonte, salutata da un'allegra melodia del corno inglese. Tristano, in un repentino cambiamento di umore, è fuori di sé dalla gioia. Egli segue l'arrivo del veliero e manda Curvenaldo a ricevere l'amata. Rimasto solo, si strappa le bende della ferita e si alza in piedi sanguinante:

"O sangue mio, scorri giulivo!... Lei, che un dì mi guarì le ferite, a me s'avvicina per salvarmi!... Possa il mondo perir, dinnanzi alla mia esultante fretta!!"...

Isotta entra in scena. Sulle grandi note del tema del Giorno avverso, i due amanti si abbracciano. Sul tema dello Sguardo, Tristano esala l'ultimo respiro.

Scena 2ª Mentre Isotta piange la morte di Tristano, un'altra nave approda al castello. Si tratta di re Marco che, venuto a conoscenza del filtro magico e dell'inevitabile verità, è venuto con Melot a chiedere perdono. Ma Curvenaldo, furibondo per la morte del suo padrone, si scaglia contro di lui. Appena Melot arriva, lo uccide in un colpo; resta ferito a sua volta e muore egli stesso accanto al corpo di Tristano. Il Re, addolorato, cerca di spiegarsi con Isotta, ma lei, ormai, non lo ascolta neppure. Nel suo ultimo canto meraviglioso, Isotta invoca la celebre Liebestod, la "morte d'amore" che riunirà i due amanti:

"Son forse onde di teneri zaffiri? Son forse onde di voluttuosi vapori? Nel flusso ondeggiante, nell'armonia risonante, nello spirante universo del respiro del mondo -annegare, inabissarmi - senza coscienza - suprema voluttà!"

Sulla melodia della Felicità, Isotta cade trasfigurata sul corpo di Tristano. Il Re benedice i cadaveri. Si chiude lentamente il sipario.
Note in calce o aggiunte
Primo Atto
Preludio
Duetto tra Isotta e Brangania
Duetto tra Isotta e Tristano

Secondo Atto

Duetto tra Isotta e Tristano
Aria del re Marke

Terzo Atto
Preludio
Risveglio di Tristano
Aria di Isotta
Scena Finale di Isotta






trama Pdf - [url]http://www.magiadellopera.com/pdf/wagner/10%20-%20Tristano%20e%20Isotta.pdf]Qui[/url]
Libretto Ted-Ita in pdf


Re: dal "Tristano e Isotta" di Wagner

MessaggioInviato: 13/06/2011, 18:30
da Tuttiallopera
Il canto finale di Isotta - Liebestot




Mite e calmo
egli sorride,
apre gli occhi
soavemente, –

lo vedete, amici?
Voi potete vederlo?
Sempre più chiaro
com’è raggiante,
e in un bagliore di stelle
alto si solleva?
Non lo vedete?

Come il suo cuore
intrepido s’espande,
e forte e sacro
nel petto si gonfia?
E dalle labbra
amorosamente miti
un dolce alito
si esala soave

Amici! Guardate!
Non lo sentite, non lo vedete?
Odo io sola
questo canto,
che, sublime
e calmo,
piangendo felicità,
tutto dicendo,
mite e rasserenante
risuonando da lui,
penetra in me,
si slancia,
gentilmente echeggiando
tutta m’avvolge?

Questo più chiaro sussurro
che intorno mi fluttua,
sono onde
di brezze soavi,
sono gorghi
di beati vapori?
Se si gonfiano
e intorno a me fremono,
devo aspirare,
devo ascoltare?
Devo assorbire,
affondare?
Con dolcezza nei vapori
effondermi?

Nell’ondeggiante marea,
nell’immenso fragore,
nella palpitante pienezza
del respiro del mondo, –
naufragare,
annegare, –
inconsapevole, –
estrema estasi!

----------------------

Questo è il “moto del vivere”: la dinamica della respirazione,la circolarità del flusso sanguigno, la
Dinamica bimotoria cardiaca…


Come il suo cuore
intrepido s’espande,
e forte e sacro
nel petto si gonfia?
----------------------------------------

Qual è l’esperienza umana più travolgente? Violetta direbbe “essere amata,amando…follie, follie”

Quando ci si innamora,si percepisce l’oggetto d’amore come “unico” e si ha la netta sensazione che quel modo sia un’esperienza soggettiva che riguarda solo noi ,esperienza da cui gli altri sono giocoforza estranei-esclusi.
E quell’esperienza ingloba/guida sia ciò che facciamo,che ciò che pensiamo:s’espande e travolge….e muta. Ci decuplica la forza-l’energia-la volontà.
Insomma,Isotta non canta il distacco-trascendente….ma il coinvolgimento d’amore che ci rende uniti e ci fa condividere …Almeno io l’ho inquadrata così.


Odo io sola
questo canto,
che, sublime
e calmo,
piangendo felicità,
tutto dicendo,
mite e rasserenante
risuonando da lui,
penetra in me,
si slancia,
gentilmente echeggiando
tutta m’avvolge?

-------------------------------------------

Questo è invece il “moto della terra o dell’universo” in cui siamo immersi e di cui siamo dipendenti. Noi guidiamo-determiniamo? No.
Possiamo solo regolare-uniformare il nostro vivere alle sue “Leggi”,al suo respiro e pienezza.
Ma ciò è di “QUESTOMONDO” non dell’altro…..perchè dell’altro mondo, tranne Omero prima e Dantedopo,non abbiamo cognizione-testimonianza.

E’ qui ,adesso che ci tocca far i conti.

Nell’ondeggiante marea,
nell’immenso fragore,
nella palpitante pienezza
del respiro del mondo, –
naufragare,
annegare, –
inconsapevole, –
estrema estasi!
..............................................

Oltre ai due preludi, orchestralmente splendidi, il finale è secondo me il "meglio wagneriano" riguardo quest'opera.
Nonostante Wagner si muova espellendo il concetto musicale di "Aria chiusa" ma prediliga la fluidità diluita di una sorta di monologo che spesso ripete sè stesso musicalmente,nella scena musicale conclusiva,forse perchè a contrapporsi sono la trascendenza - postmorte e la contingenza - amore...io l'ho letta come : in questa vita, la sola risposta possibile e simile a quanto c'è di trascendente... è farsi coinvolgere-sovrastare dall'amore per il prossimo...che poi questo prenda la forma di amore di coppia o amore universale, è un dettaglio.