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Duetti ....gerarchici

MessaggioInviato: 08/01/2012, 17:59
da Tuttiallopera

DUETTI MASCHILI ....gerarchici o che sottendono il tema del potere


Fidelio - 1o atto - Jetzt, Alter, jetzt hat es Eile!(Pizarro / Rocco)

Macbeth - 1o Atto / Giorno non vidi mai si fiero .. (Banco/Macbeth)

Don Carlo - 2o atto/Di Fiandra arrivo (Filippo/Rodrigo)
Don Carlo - 4o atto/Grande inquisitor (Inquisitore/Filippo)

Otello - 2.8 - Era la notte (Otello - Jago)
Otello - 2.9 - Sì pel cielo (Jago/Otello)
Otello - 3.4. Vieni l'aula è deserta (Jago/Cassio)

SimonBoccanegra - 1.04 - Suona ogni labbro il mio nome (Simone-Fiesco)
SimonBoccanegra - 1.05 - Oh de Fieschi implacata (Simone-Fiesco)


Re: Duetti ....gerarchici

MessaggioInviato: 04/03/2012, 17:51
da Tuttiallopera

Suona ogni labbro il mio nome
Scena finale del Prologo dal Simon Boccanegra


Trama del prologo..
PROLOGO
Una piazza di Genova. Paolo Albiani, filatore d'oro, e Pietro, popolano, discutono intorno all'elezione del nuovo primo abate o doge di Genova e Paolo propone il nome di Simon Boccanegra, corsaro, al servizio della repubblica genovese; i due si accordano su codesto nome non tanto per la stima che Simone si merita, ma per odio ai patrizi e per speranza di prebende e onori.
Giunge Boccanegra.
Paolo gli parla della decisione di eleggerlo doge; Simone è riluttante e si schermisce. Accetta, poi, quando Paolo lo fa riflettere sul fatto che se egli salirà a tale dignità suprema, ]acopo Fiesco non potrà più negargli la mano della figlia Maria, da Simone sedotta e teneramente amata, adesso tenuta prigioniera nel palazzo dei Fieschi. Per amor di Maria, Simone accetta la candidatura e promette a Paolo onori e ricchezze per quando sarà salito al potere.

Dal suo palazzo esce ]acopo Fiesco; si appressa ad un'immagine della Vergine e la invoca per la sua infelice figliuola. Ma ecco correre la notizia della morte di Maria, avvenuta in seguito alla grande pena per il suo contrastato amore.
Simone implora, adesso, il perdono di Fiesco ed il suo consenso alle nozze con Maria, della quale ignora la morte. Fiesco risponde che non perdonerà mai l'affronto fatto all'onore della figlia a meno che Simone non consegni a lui la creaturina nata dalla clandestina relazione. Simone comunica che non può esaudire tale desiderio perché la bimba, da lui affidata ad una donna di Pisa, venne rapita dopo l'improvvisa morte della nutrice, né fu possibile rintracciarla. Fiesco nega il suo perdono e si allontana. Simone, pazzo d'ira e di dolore, trovando la porta aperta al palazzo dei Fieschi, entra per rivedere la donna amata; si ode il grido di dolore di lui nel rinvenirla cadavere. Sulla piazza il popolo si aduna e plaude all'elezione del Boccanegra a doge.


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PROLOGO
SCENA VI

Detto e Simone che ritorna in scena esultante.

SIMONE:
Suona ogni labbro il mio nome. - O Maria,
Forse in breve potrai
Dirmi tuo sposo!... (scorge Fiesco)
Alcun veggo!... chi fia?

FIESCO:
Simon?...

SIMONE:
Tu!

FIESCO:
Qual cieco fato
A oltraggiarmi ti traea?...
Sul tuo capo io qui chiedea
L'ira vindice del ciel.

SIMONE:
Padre mio, pietade imploro
Supplichevole a' tuoi piedi.
Il perdono a me concedi...

FIESCO:
Tardi è omai

SIMONE:
Non sii crudel.
Sublimarmi a lei sperai
Sopra l'ali della gloria,
Strappai serti alla vittoria
Per l'altare dell'amor!

FIESCO:
Io fea plauso al tuo valore,
Ma le offese non perdono...
Te vedessi asceso in trono...

SIMONE:
Taci...

FlESCO:
Segno all'odio mio
E all'anatema di Dio
È di Fiesco l'offensor

SIMONE:
Pace...

FIESCO:
No - pace non fora
Se pria l'un di noi non mora.

SIMONE:
Vuoi col sangue mio placarti?
(Gli presenta il petto)
Qui ferisci...

FIESCO (ritraendosi con orgoglio):
Assassinarti?...

SIMONE:
Sì, m'uccidi, e almen sepolta
Fia con me tant'ira...

FIESCO:
Ascolta:
Se concedermi vorrai
L'innocente sventurata
Che nascea d'impuro amor,
Io, che ancor non la mirai,
Giuro renderla beata,
E tu avrai perdono allor.

SIMONE:
Non poss'io!

FIESCO:
Perché?

SIMONE:
Rubella
Sorte lei rapi...

FIESCO:
Favella.

SIMONE:
Del mar sul lido tra gente ostile
Crescea nell'ombra quella gentile;
Crescea lontana dagli occhi miei,
Vegliava annosa donna su lei.
Di là una notte varcando, solo
Dalla mia nave scesi a quel suolo.
Corsi alla casa... n'era la porta
Serrata, muta!

FIESCO:
La donna?

SIMONE:
Morta.

FIESCO:
E la tua figlia?...

SIMONE:
Misera, trista,
Tre giorni pianse, tre giorni errò;
Scomparve poscia, né fu, più vista,
D'allora indarno cercata io l'ho.

FIESCO:
Se il mio desire compir non puoi,
Pace non puote esser tra noi!
Addio, Simone...
(Gli volge le spalle)

SIMONE:
Coll'amor mio
Saprò placarti.

FIESCO (freddo senza guardarlo):
No.

SIMONE:
M'odi.

FIESCO:
Addio.
(S'allontana, Poi si arresta in disparte ad osservare)

SIMONE: Oh de' Fieschi implacata, orrida razza!
E tra cotesti rettili nascea
Quella pùra beltà?... Vederla io voglio...
Coraggio!
(Va alla porta del palazzo e batte tre colpi)
Muta è la magion de' Fieschi?
Dischiuse son le porte!...
Quale mistero!... entriam.
(Entra nel palazzo)

FIESCO:
T'inoltra e stringi
Gelida salma.

SIMONE (comparso sul balcone):
Nessuno!... qui sempre
Silenzio e tenebra!...
(Stacca il lanternino della Immagine, ed entra; s'ode un grido poco dopo)
Maria!... Maria!!

FIESCO:
L'ora suonò del tuo castigo...

SIMONE (esce dal palazzo atterrito):
È sogno!...
Sì; spaventoso, atroce sogno il mio!

VOCI (da lontano):
Boccanegra!...

SIMONE: Quai voci!

VOCI (più vicine):
Boccanegra!

SIMONE: Eco d'inferno è questo!...
Note in calce o aggiunte


Per chi vuol vedere l'intera opera con Cappuccilli-Freni-Ghiaurov diretta da Abbado alla Scala ..



Re: Duetti ....gerarchici

MessaggioInviato: 04/03/2012, 18:42
da Tuttiallopera

Don Carlo

Duetto Rodrigo/Filippo - Di Fiandra arrivo
(Finale 1o o 2o Atto a seconda della versione in 4 o 5 atti )
Duetto Filippo/Inquisitore - Il grand'inquisitor
( nel 3o o 4o Atto a seconda della versione in 4 o 5 atti)
in note il libretto-scena


Di Fiandra arrivo..


Filippo rimane a colloquio con Rodrigo, che chiede al re libertà per il popolo fiammingo, accusandolo d’imporre ai suoi stati «la pace dei sepolcri». Filippo fingerà di non aver ascoltato la provocazione, ma mette in guardia Rodrigo dal grande Inquisitore e cerca d’avere il marchese alleato al suo fianco, confidandogli il suo atroce sospetto nei confronti di Carlo e della regina.





Spoiler: Apri
SECONDO ATTO
SCENA SESTA (finale atto)
Filippo e Rodrigo

FILIPPO
A Rodrigo che vuol uscire
Restate!
Rodrigo pone un ginocchio a terra; poi, s'avvicina al Re e si covre il capo senza alcun impaccio
Presso alla mia persona
Perchè d'esser ammesso
voi non chiedeste ancor?
Io so ricompensar tutti miei difensor;
Voi serviste, lo so, fido alla mia corona.

RODRIGO
Sperar
che mai potrei dal favore del Re?
Sire, pago son io, la legge è scudo a me.

FILIPPO
Amo uno spirito alter. L'audacia perdono.
Non sempre...
Voi lasciate il mestier della guerra;
Un uomo come voi, soldato d'alta stirpe,
Inerte può restar?

RODRIGO
Ove alla Spagna una spada bisogni,
Una vindice man, un custode all'onor,
Bentosto brillerà la mia di sangue intrisa!

FILIPPO
Ben lo so... ma per voi che far poss'io?

RODRIGO
Nulla, no, nulla per me.

FILIPPO
Che vuol dire? Per altri?

RODRIGO
Io parlerò, Sire!

FILIPPO
Favella!

RODRIGO
O Signor, di Fiandra arrivo;
Quel paese un di sì bel,
D'ogni luce or fatto privo
Ispira orror, par muto avel!
L'orfanel che non ha loco
Per le vie piangendo va;
La riviera che rosseggia
Scorrer sangue al guardo par;
Della madre il grido echeggia
Pei figlioli che spirar.
Ah! Sia benedetto Iddio,
Che narrar lascia a me
Questa cruda agonia
Perchè sia nota al Re.

FILIPPO
Col sangue sol potei la pace aver
del mondo,
Il brando mio calcò l'orgoglio ai novator
Che illudono le genti con sogni mentitor...
La morte in questa man ha un
avvenir fecondo.

RODRIGO
Che! voi pensate, seminando morte,
Piantar per gli anni eterni?

FILIPPO
Volgi in guardo alle Spagna!
L'artigian cittadin,
la plebe alle campagne
A Dio fedel e al Re un lamento non ha!
La pace istessa io dono alle mie Fiandre!

RODRIGO
(Con impeto)
Orrenda, orrenda pace!
La pace dei sepolcri
O Re, non abbia mai di voi l'istoria a dir:
Ei fu Neron!
Quest'e la pace che voi date al mondo?
Desta tal don terror,
orror profondo!
Ê un carnefice il prete,
un bandito ogni armier!
Il popol geme e si spegne tacendo,
È il vostro imper deserto, immenso, orrendo,
S'ode ognun a Filippo maledir!
Come un Dio Redentor, l'orbe inter rinnovate.
V'ergete a voi sublime,
sovra d'ogn'altro re!
Per voi si allieti il mondo!
Date la libertà!

FILIPPO
O strano sognator!
Tu muterai pensier,
Se il cor dell'uom conoscerai,
Qual Filippo il conosce!
Ed or... non più! Ha nulla inteso il Re...
No; non temer!

(Cupo)

Ma ti guarda dal Grande Inquisitor!

RODRIGO
Che! Sire!

FILIPPO
Tu resti in mia regal presenza
E nulla ancora hai domandato al Re?
Io voglio averti a me daccanto...!

RODRIGO
Sire! No! Quel ch'io son restar io vo ...

FILIPPO
Sei troppo alter!
Osò lo sguardo tuo penetrar il mio soglio...
Del capo mio, che grava la corona,
L'angoscia apprendi e il duol!
Guarda or tu la mia reggia;
L'affano la circonda, sgraziato genitor!
Sposo più triste ancor!

RODRIGO
Sire, che dite mai?

FILIPPO
La Regina... un sospetto mi tortura...
Mi figlio...

RODRIGO
(Con impeto)
Fiera ha l'alma insiem e pura!

FILIPPO
(Con esplosione dl dolore)
Nulla val sotto al ciel il ben ch'ei
tolse a me!

(Rodrigo, spaventato, guarda
Filippo, senza rispondere. )

Il lor destin affido a te!
Scruta quei cor,
che un folle amor trascina!
Sempre lecito è a te
di scontrar la Regina!
Tu, che sol sei un uomo,
fra questo stuolo uman,
Ripongo il cor nella leal tua man!

RODRIGO
(A parte, con trasporto dl gioia)
Inaspettata aurora in ciel appar!
S'apri quel cor, che niun poté
scrutar!

FILIPPO
Possa cotanto di a pace a me tornar!

RODRIGO
Oh sogno mio divin! O gloriosa speme!

FILIPPO
Ti guarda dal Grande Inquisitor!

RODRIGO
Sire!

Il Re stende la mano a Rodrigo, che piega il ginocchio e gliela bacchia.
La tela cade, rapidamente.
Note in calce o aggiunte


Il Grand'Inquisitor!!


Fa quindi il suo ingresso il grande Inquisitore, terribile cieco ottuagenario. Il re l’ha convocato per aver consiglio su come punire l’infante, e l’Inquisitore pretende dal monarca la testa di Carlo e anche quella di Posa, lasciando così il trono per l’ennesima volta succube dell’altare.




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QUARTO ATTO
SCENA SECONDA
Filippo, il Grande Inquisitore, cieco, nonagenario, entra sostenuto da due frati domenicani. Il Conte di Lerma.

IL CONTE Dl LERMA
Il Grande Inquisitor!

L'INQUISITORE
Son io dinanzi al Re...?

FILIPPO
Si; vi feci chiamar, mio padre!
In dubbio io son,
Carlo mi colma il cor
d'una tristezza amara.
L'infante è a me ribelle,
Armossi contro il padre.

L'INQUISITORE
Qual mezzo per punir scegli tu?

FILIPPO
Mezzo estremo.

L'INQUISITORE
Noto mi sial

FILIPPO
Che fugga... che la scure...

L'INQUISITORE
Ebbene?

FILIPPO
Se il figlio a morte invio,
M'assolve la tua mano?

L'INQUISITORE
La pace dell'impero i di val d'un ribelle,

FILIPPO
Posso il figlio immolar al mondo
io cristian?

L'INQUISITORE
Per riscattarci Iddio il suo sacrificò.

FILIPPO
Ma tu puoi dar vigor a legge si severa?

L'INQUISITORE
Ovunque avrà vigor,
se sul Calvario l'ebbe.

FILIPPO
La natura,
l'amor tacer potranno in me?

L'INQUISITORE
Tutto tacer dovrà per esaltar la fè.

FILIPPO
Stà ben.

L'INQUISITORE
Non vuol il Re su d'altro interrogarmi?

FILIPPO
No.

L'INQUISITORE
Allor son io che a voi parlerò, Sire.
Nell'ispano suol mai l'eresia dominò,
Ma v'ha chi vuol minar
l'edificio divin;
L'amico egli è del Re, il suo fedel compagno,
Il demon tentator che lo spinge a rovina.
Di Carlo il tradimento che giunse a t'irritar
In paragon del suo futile gioco appar.
Ed io, l'inquisitor,
io che levai sovente
Sopra orde vil di rei la mano mia possente,
Pei grandi di quaggiù, scordando la mia fè,
Tranquilli lascio andar un gran ribelle...
e il Re.

FILIPPO
Per traversare i di dolenti in cui viviamo
Nella mia Corte invan cercato
ho quel che bramo,
Un uomo! Un cor leale! Io lo trovai!

L'INQUISITORE
Perchè un uomo?
Perché allor il nome hai tu di Re,
Sire, se alcun v'ha pari a te?

FILIPPO
Non più, frate!

L'INQUISITORE
Le idee del novator in te son penetrate!
Infrangere tu vuoi con la tara debol man
Il santo giogo, esteso sovra l'orbe roman...!
Ritorna al tuo dover;
La Chiesa all'uom che spera,
A chi si pente,
Puote offrir la venia intera;
A te chiedo il signor di Posa.

FILIPPO
No, giammai!

L'INQUISITORE
O Re, se non foss'io con te nel reggio ostel
Oggi stesso, lo giuro a Dio,
Doman saresti presso il Grande Inquisitor
Al tribunal supremo.

FILIPPO
Frate!
troppo soffrii il tuo parlar crudel!

L'INQUISITORE
Perché evocar allor l'ombra di Samuel?
Dato ho finor due Regi
al regno tuo possente...!
L'opra di tanti di tu vuoi strugger, demente!
Perchè mi trovo io qui?
Che vuol il Re da me?

(Per uscire)

FILIPPO
Mio padre, che tra noi la pace alberghi ancor

L'INQUISITORE
La pace?

FILIPPO
Obliar tu dei quel ch'è passato.

L'INQUISITORE
Forse!

(Esce)

FILIPPO
(Solo)
Dunque il trono
piegar dovrà sempre all'altare!
Note in calce o aggiunte

Re: Duetti ....gerarchici

MessaggioInviato: 13/03/2012, 19:01
da Tuttiallopera

Giorno non vidi mai si fiero e bello...
Macbeth - 1o atto Scena 2

(Banco-Macbeth)




ATTO PRIMO
SCENA II

Macbeth e Banco. Le streghe.

MACBETH:
Giorno non vidi mai si fiero e bello!

BANCO:
Né tanto glorioso!

Macbeth: (S'avvede delle streghe)
Oh, chi saranno costor?

Banco:
Chi siete voi? Di questo mondo
O d'altra regione?
Dirvi donne vorrei,ma lo mi vieta
Quella sordida barba.

MACBETH:
Or via, parlate!

Streghe: (in tono profetico)
I. Salve, o Macbetto, di Glamis sire!
II. Salve, o Macbetto, di Caudor sire!
III. Salve, o Macbetto, di Scozia re!
(Macbeth trema)

Banco: (a Machbet sottovoce)
Tremar vi fanno così lieti auguri?
(alle streghe)
Favellate a me pur, se non v'è scuro,
Creature fantastiche, il futuro.

Streghe:
I. Salve!
II. Salve!
III. Salve!
I. Men sarai di Macbetto eppur maggiore!
II. Non quanto lui, ma più di lui felice!
III. Non re, ma di monarchi genitore!

TUTTE:
Macbetto e Banco vivano!
Banco e Macbetto vivano!
(spariscono)

MACBETH:
Vanir...
(pensieroso)
Saranno i figli tuoi sovrani.

BANCO:
E tu re pria di loro.

Banco - MACBETH:
Accenti arcani!

ATTO PRIMO
SCENA III

Messaggeri del Re. I precedenti.

Messaggeri:
Pro Macbetto! il tuo signore
Sir t'elesse di Caudore.

MACBETH:
Ma quel sire ancor vi regge!

Messaggeri:
No! percosso dalla legge
Sotto il ceppo egli spirò.

Banco:(con racapriccio)
(Ah, l'inferno il ver parlò!)

Macbeth:(fra sé, sottovoce, quasi con ispavento)
Due vaticini compiuti or sono...
Mi si promette dal terzo un trono...
Ma perché sento rizzarmi il crine?
Pensier di sangue, d'onde sei nato?...
Alla corona che m'offre il fato
La man rapace non alzerò.

Banco: (fra sé)
Oh, come s'empie costui d'orgoglio,
Nella speranza di un regio soglio!
Ma spesso l'empio Spirto d'averno
Parla, e c'inganna, veraci detti,
E ne abbandona poi maledetti
Su quell'abisso che ci scavò.

Messaggeri:
(Perché si freddo n'udì Macbetto?
perché l'aspetto non serenò?)
(tutti partono)



[/centrato]

Re: Duetti ....gerarchici

MessaggioInviato: 24/03/2012, 16:22
da Tuttiallopera

Jetzt, Alter, jetzt hat es Eile!
Fidelio - 1o atto
Pizarro / Rocco

...Una lettera informa don Pizarro dell'imminente arrivo del ministro di stato don Fernando e teme che questi possa scoprire l'arbitrio commesso con l'arresto illegale di Florestan, che don Fernando ben conosce. Dà ordine, dunque, a Rocco di uccidere il prigioniero ricevendone, però, un rifiuto. Costretto a dover commettere personalmente il delitto ottiene, però, che Rocco prepari la fossa. Fidelio assiste al colloquio ....


PIZARRO
Jetzt, Alter, jetzt hat es Eile!
Dir wird ein Glück zuteile,
Du wirst ein reicher Mann;
Das geb ich nur daran.
ROCCO
So sagt doch nur in Eile,
Womit ich dienen kann.
PIZARRO
Du bist von kaltem Blute,
Von unverzagtem Mute
Durch langen Dienst geworden.
ROCCO
Was soll ich? Redet! Redet!
PIZARRO
Morden!
ROCCO
Wie?
PIZARRO
Höre mich nur an!
Du bebst? Bist du ein Mann?
Wir dürfen gar nicht säumen;
Dem Staate liegt daran,
Den bösen Untertan
Schnell aus dem Weg zu räumen.
ROCCO
O Herr!
PIZARRO
Du stehst noch an?
Er darf nicht länger leben,
Sonst ist’s um mich geschehn.
Pizarro sollte beben?
Du fällst - ich werde stehn.

ROCCO
Die Glieder fühl’ ich beben,
Wie könnt ich das bestehn?
Ich nehm ihm nicht das Leben,
Mag, was da will, geschehn.
Nein, Herr, das Leben nehmen,
Das ist nicht meine Pflicht.
PIZARRO
Ich will mich selbst bequemen,
Wenn dir’s an Mut gebricht;
Nun eile rasch und munter
Zu jenem Mann hinunter -
Du weisst -
ROCCO
Der kaum mehr lebt
Und wie ein Schatten schwebt?
PIZARRO
Zu dem, zu dem hinab!
Ich wart’ in kleiner Ferne,
Du gräbst in der Zisterne
Sehr schnell ein Grab.
ROCCO
Und dann?
PIZARRO
Dann werd’ ich selbst, vermummt,
Mich in den Kerker schleichen -
Ein Stoss - und er verstummt!
ROCCO
Verhungernd in den Ketten
Ertrug er lange Pein,
Ihn töten, heisst ihn retten,
Der Dolch wird ihn befrein.
PIZARRO
Er sterb in seinen Ketten,
Zu kurz war seine Pein,
Sein Tod nur kann mich retten,
Dann werd’ ich ruhig sein.
Jetzt, Alter, jetzt hat es Eile!
Hast du mich verstanden?
Du gibst ein Zeichen!

(Pizarro esce verso il giardino, Rocco lo segue.)
Dann werd’ ich selbst, vermummt,
Mich in den Kerker schleichen -
Ein Stoss - und er verstummt!
ROCCO
Verhungernd in den Ketten
Ertrug er lange Pein,
Ihn töten, heisst ihn retten,
Der Dolch wird ihn befrein.
PIZARRO
Er sterb in seinen Ketten,
Zu kurz war seine Pein.
Sein Tod nur kann mich retten,
Dann werd’ ich ruhig sein.
PIZARRO
Adesso, vecchio, v’è premura!
Avrai una fortuna,
sarai un uomo ricco,
(gli getta una borsa)
eccoti intanto questo!
ROCCO
Ma ditemi soltanto
in che posso servirvi.
PIZARRO
Tu possiedi sangue freddo,
coraggio impavido
dopo sì lungo servizio.
ROCCO
Che devo fare? dite!
PIZARRO
Uccidere!
ROCCO
(atterrito)
Che?
PIZARRO
Ascoltami bene,
tu tremi, sei un uomo?
Non dobbiamo indigiare;
importa allo stato
toglier di mezzo
il suddito malvagio.
ROCCO
Oh signore!
PIZARRO
Esiti ancora?
(fra sé)
Non deve più vivere,
altrimenti per me è finita.
Pizarro dovrebbe tremare?
Tu soccombi, io resterò.
ROCCO
Mi sento tremare le membra,
come potrei reggere?
Io non gli tolgo la vita,
accada quel che accada.
No, signore, togliere la vita
non è il mio dovere.
PIZARRO
M’adatterò io stesso
se a te amnca il coraggio.
Ma affrettati rapido e con animo
laggiù da quell’uomo,
tu sai, tu sai.
ROCCO
Che appena vive,
e s’agita come un’ombra?
PIZARRO
(con aria feroce)
da lui, da lui laggiù!
Io aspetto lì vicino,
tu scavi rapido
una fossa nella cisterna.
ROCCO
E poi?
PIZARRO
Poi io stesso mascherato
penetrerò nel carcere,
(mostra il pugnale)
un colpo ed è spacciato!
ROCCO
Affamato e in catene,
ha sopportato lunga pena,
ucciderlo è come salvarlo,
il pugnale lo libererà.
PIZARRO
Muoia nelle sue catene,
troppo breve fu la sua pena!
Solo la sua morte mi può salvare,
poi sarò tranquillo.
Adesso vecchio, v’è premura!
M’hai compreso?
Tu dài il segnale,
poi io stesso mascherato
penetrerò nel carcere,
un colpo ed è spacciato.
ROCCO
Affamato e in catene,
ha sopportato lunga pena,
ucciderlo è come salvarlo,
il pugnale lo libererà.
PIZARRO
Muoia nelle sue catene,
troppo breve fu la sua pena!
Solo la sua morte mi può salvare,
poi sarò tranquillo.
(Pizarro esce verso il giardino, Rocco lo segue.)


Re: Duetti ....gerarchici

MessaggioInviato: 24/03/2012, 16:39
da Tuttiallopera

Verwegner Alter!
Fidelio 1o atto

Pizzarro/Rocco

...
Fidelio assiste al colloquio e sospetta che il prigioniero di cui parla don Pizarro sia proprio Florestan. Per scoprirlo convince Rocco a far uscire in cortile tutti i prigionieri, ma Florestan non si trova tra questi e Fidelio, rassegnato, non può far altro che seguire Rocco nelle segrete per aiutarlo a scavare la fossa.



Scena XII°
Rocco, Leonora, Pizarro, due ufficiali, guardie.

PIZARRO
Verwegner Alter! Welche Rechte
Legst du dir frevelnd selber bei?
Und ziemt es dem gedungnen Knechte,
Zu geben die Gefangnen frei?
ROCCO
O Herr!
PIZARRO
Wohlan!
ROCCO
Des Frühlings Kommen,
Das heitre warme Sonnenlicht,
Dann:
habt Ihr wohl in acht genommen,
Was sonst zu meinem Vorteil spricht?
Des Königs Namensfest ist heute,
Das feiern wir auf solche Art.
Der unten stirbt - doch lasst die andern
Jetzt fröhlich hin und wieder wandern;
Für jenen sei der Zorn gespart.
PIZARRO
So eile, ihm sein Grab zu graben,
Hier will ich stille Ruhe haben.
Schliess’ die Gefangnen wieder ein,
Rocco, Leonora, Pizarro, due ufficiali, guardie.
PIZARRO
Vecchio audace, quali diritti
ti attribuisci, temerario?
Tocca forse al servo prezzolato
concedere libertà ai prigionieri?
ROCCO
(con imbarazzo)
Oh Signore!
PIZARRO
Orsù?
ROCCO
(cercando una scusa)
Il sopraggiungere di primavera,
la luminosa, calda luce del sole,
poi
(riprendendosi)
avete ben considerato
quanto parla a mio favore?
(togliendosi il berretto)
Oggi è l’onomastico del re,
e noi lo festeggiamo in tal modo.
(in segreto a Pizarro)
Quello laggiù muore, lasciate che gli altri
adesso passeggino lieti,
solo per quello si riservi la collera.
PIZARRO
(sottovoce)
Allora affrettati a scavrgli la fossa,
qui voglio trovare pace e serenità;
rinchiudi di nuovo i prigionieri,
non avere più tanta audacia!

****

La scena finale ..
Scena XIII°

Detti, Marcellina, Jaquino, coro dei prigionieri (dal giardino)

Scena XIII°
Detti, Marcellina, Jaquino, coro dei prigionieri (dal giardino)
CHOR DER GEFANGENEN
Leb’ wohl, du warmes Sonnenlicht,
Schnell schwindest du uns wieder;
Schon sinkt die Nacht hernieder,
Aus der so bald kein Morgen bricht.
MARZELLINE
Wie eilten sie zum Sonnenlicht
Und scheiden traurig wieder.
Die andern murmeln nieder:
Hier wohnt die Lust, die Freude nicht.
LEONORE
Ihr hört das Wort, drum zögert nicht,
Kehrt in den Kerker wieder.
Angst rinnt durch meine Glieder.
Ereilt den FrevIer kein Gericht?
JAQUINO
Ihr hört das Wort, drum zögert nicht,
Kehrt in den Kerker wieder.
Sie sinnen auf und nieder!
Könnt ich verstehn, was jeder spricht!
PIZARRO
Nun, Rocco, zögre länger nicht,
Steig’ in den Kerker nieder.
Nicht eher kehrst du wieder,
Bis ich vollzogen das Gericht.
ROCCO
Nein, Herr, ich zögre länger nicht,
Ich steige eilend nieder.
CORO DEI PRIGIONIERI
Addio o calda luce del sole,
tu presto scompari per noi!
Già discende la notte,
da cui non sorgerà sì presto un mattino!
MARCELLINA
(osservando i prigionieri)
Come s’affrettano verso la luce del sole,
e tristi di nuovo la lasciano!
(fra sé)
Gli altri mormorano nell’allontanarsi:
qui non dimorano né il piacere né la gioia.
LEONORA
(ai prigionieri)
Sentite l’ordine, quindi non indugiate,
ritornate nel carcere!
(fra sé)
Angoscia scorre nelle mie membra,
nessuna giustizia colpisce il malvagio?
JAQUINO
(ai prigionieri)
Sentite l’ordine, quindi non indugiate,
ritornate nel carcere!
(fra sé, osservando Rocco e Leonora)
ha ognuno i suoi pensieri,
potessi capire quel che dice ciascuno!
PIZARRO
Ora Rocco non più indugi,
scendi giù nel carcere!
(a bassa voce)
Non tornare indietro prima
ch’io abbia eseguito la sentenza.
ROCCO
No, signore, non più indugi,
scendo giù in fretta!
(fra sé)
Tremano le mie membra,
oh duro sciagurato dovere!