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Consigli d'ascolto e Confronti/Contest

MessaggioInviato: 06/12/2011, 17:12
da Tuttiallopera
Consigli d'ascolto

AudioVideo InteraOpera
Don Giovanni ha una trama teatrale fluida ed equilibrata, senza punti-morti in attesa delle sceneclou, della tal aria-assolo o del tal duetto o concertato. In esso si alternano commedia e tragedia non essendoci un tema tra i due che mantiene il sopravvento.
Quest'altalena si regge sulla definizione-caratteri dei singoli personaggi in scena, con diversi motori contemporanei che testo e musica mettono sotto il riflettore. In Don Giovanni, ogni personaggio non è completo se non lo si pone in relazione con gli altri: il personaggio Don Giovanni è incompleto/imperscrutabile se non lo si colloca in relazione con Leporello, con le donne, con il Commendatore. Questa multilateralità amplifica l'esigenza che ogni interprete sia consapevole che ogni ruolo rimane incompleto e non acquista senso se non in relazione con gli altri: è TEATRO insieme a SUONO e i due aspetti camminano insieme, senza che l'uno predomini o si eclissi rispetto all'altro.
In questa complementarietà,tra teatro e suono, tra temiseri e temigiocosi, tra ambiguità e chiarezza risiede la grandezza di quest'opera che segna contemporaneamente il punto d'arrivo del teatromusicale settecentesco e il punto d'avvio del teatromusicale-melodramma del secolo seguente.
Senza la consapevolezza di tutto ciò,risulta difficile cogliere-apprezzare il suo contenuto complessivo.

Le Vocalità

Don Giovanni porta la vocalità basso cantabile ad essere centro-protagonista di un'opera, in ciò anticipando scelte del secolo successivo. Il disincanto-distacco-lassismo che permea il carattere DonGiovanni può esprimersi compiutamente se la voce non ha alcuna ombrosità-pesantezza-concretezza terrena che deriva dai tonigravi/pieni del basso.
Leporello ha sì un'estensione vocale simile al personaggio principale (il basso-cantabile o il basso-baritono) ma il "colore-voce" è tutto diverso.
Sono due personaggi che quindi si cantano sì con la stessa estensione vocale, ciò occorre anche perchè per buona parte dell'opera i due si scambieranno i "panni" , ma i due personaggi richiedono qualità-suono opposte.Don Giovanni è tutt'altro che buffo, Leporello ha molti tratti da commedia dell'arte settecentesca, ricorda l'Arlecchino goldoniano o le maschere del Gozzi.Il suo motore sono l'opportunismo utilitarista, il timore del servo ma al contempo la baldanza di chi si rende conto di poter vivere senza padroni (Notte e giorno faticar con cui inizia l'opera e tratteggia sè può essere il manifesto del "vorrei ma non posso").

Masetto, Don Ottavio
L'uno è il contadino, promesso sposo di Zerlina e l'altro è il cicisbeo-nobile della nobildonna Anna. Entrambi dovrebbero contrastare l'irrispettosità delle regole di Don Giovanni con le rispettive amate e offrono risposte opposte: Masetto è disposto a tutelare Zerlina e l'onore con mezzi concreti, sporcandosi le mani. Conte Ottavio si limita a placare-confortare Donna Anna con modi e toni affettati.
A questo corrispondono infatti due vocalità opposte: Masetto è un baritono pieno, DonOttavio è un tenore di grazia/leggero.

Donna Anna, Donna Elvira, Zerlina
Donna Anna è imbrigliata nei canoni della nobiltà: si illude probabilmente che i suoi privilegi di casta la rendano immune dai giochi vacui di Don Giovanni, ossia si illude di avere le carte in regola per esser presa sul serio e rispettata. Quando Don Giovanni le uccide il padre, in lei resta solo risentimento-delusione-odio-frustrazione e questo registro canta per tutta l'opera. La sua vocalità è un mix di soprano di coloratura e soprano drammatico.
Quel tipo di vocalità sarà il prototipo-soprano di molti dei ruoli drammatici femminili nel repertorio della prima metà 800 (Donizetti-Bellini-Verdi).

Donna Elvira per gran parte dell'opera è mossa dall'idea che Don Giovanni possa pentirsi-redimersi ed esser infine conquistato da lei. Leporello nel primo atto le svela il comportamento da impenitente del suo padrone,ma lei pur di non vedere il reale sceglie la via del "io ti salverò, ti pentirai, e con me troverai pace-stabilità". Dopo esser stata ingannata più volte nel corso del secondo atto, stremata psicologicamente arriva a cantare "Mi tradì quell'alma ingrata" nel prendere atto che il suo proposito è fuori dalla realtà. Vocalmente, donna Elvira inizialmente era interpretata da soprano lirico, ma nel corso del tempo il suo ruolo-voce è affidato a mezzo-soprano.

Zerlina non ha la rassegnazione-accettazione delle regole di censo:la servetta acconsente alle avances del nobilotto. Si oppone con i mezzi che ha, ma senza ambiguità. Conosce bene la differenza tra la concretezza dello sposo Masetto e la vacuità di Don Giovanni. Vocalmente Zerlina è un soprano lirico o un mezzosoprano. Come Susanna di "NozzeFigaro" che non cade nei tranelli del padron-conte e sa autodifendersi, anche Zerlina segue quel tratto..... come LocandieradiGoldoni, come Rosina del BarbiereRossini.Sono donne di un nuovo ceto, sconosciuto nel '700.

Commendatore
Richiede la vocalità di Basso Profondo. Incute timore, terrore della certezza della pena/sanzione in uomini normali (Leporello).
Rappresenta il principio regolatore che regola rapporti e convenzioni sociali, quel principio che Don Giovanni viola sia quando uccide il nobile Commendatore, sia quando seduce e fugge da Donna Anna e Donna Elvira,sia quando insidia Zerlina appena sposa.
E' la sanzione-condanna che spetta al trasgressore che si materializza in scena e cattura-dissolve il dissoluto impenitente.

Re: Consigli d'ascolto e Confronti/Contest

MessaggioInviato: 06/12/2011, 17:29
da Tuttiallopera

Testi tratti da..



Trama Breve
Atto I

Leporello attende il suo padrone, Don Giovanni, introdottosi mascherato in casa di Donna Anna per sedurla e, se del caso, violentarla, lamentandosi della sua condizione di servitore (Notte e giorno faticar) . Ma la tentata violenza da parte del nobile non riesce: egli era intento a cercare di violentare Donna Anna che, anche se all'inizio credeva che fosse il suo fidanzato Don Ottavio a farle visita, subito dopo si era accorta dell'inganno ed era riuscita ad allontanare il nobiluomo dalla sua stanza, facendolo scappare fino in giardino, dove il servo lo attendeva. Sopraggiunge allarmato il Commendatore, padre di Anna, che dopo aver mandato la figlia a chiamare i soccorsi, sfida a duello Don Giovanni. Questi, prima riluttante, accetta ed in pochi istanti uccide il vecchio. Ritrova Leporello che spaventato, si era nascosto ed ora che il Commendatore è stato ucciso, al nobile ed al suo complice non resta che fuggire. Donna Anna, quando scopre il cadavere del padre, sviene dalla tristezza; Don Ottavio, che l'accompagna, la soccorre e le promette di vendicare la morte del suocero a qualsiasi costo.

Nel frattempo, Don Giovanni è per strada con Leporello in cerca di nuove conquiste e, mentre parla con quest'ultimo, scorge da lontano una fanciulla tutta sola e le si avvicina, ma quando scopre che quella dama è Donna Elvira, da lui già sedotta ed abbandonata pochi giorni prima e che ora lo cerca disperata d'amore, si trova in grande imbarazzo. Don Giovanni cerca di giustificarsi e quando Donna Elvira viene distratta da Leporello, si allontana in fretta lasciando il povero servo a tentare di placare la furia funesta di donna Elvira: viste le circostanze, egli non può far altro che rivelarle la vera natura del carattere di Don Giovanni e l'infinita serie delle sue conquiste di donne in tutto il mondo: 640 in Italia, 231 in Germania, 100 in Francia, 91 in Turchia e in Spagna 1003 (Madamina il catalogo).

Donna Elvira, sebbene sia sconvolta e molto triste, non vuole arrendersi e ricercherà quel birbone di Don Giovanni affinché si penta definitivamente delle sue malefatte. Intanto, un gruppo di contadini e contadine festeggiano le nozze di Zerlina e Masetto. Don Giovanni e Leporello, fuggiti da Donna Elvira, vanno a vederle. Intenzionato a sedurre la fresca sposina, Don Giovanni fa allontanare con una scusa il marito in compagnia di Leporello (che stava corteggiando alcune invitate) con tutti gli altri paesani suscitando l'ira di Masetto che però riesce a contenersi e, rimasto solo con la giovane Zerlina, la invita a seguirlo e le promette di sposarla.
Proprio quando Zerlina sta per cedere alle promesse e alle lusinghe di Don Giovanni (Là ci darem la mano), sopraggiunge Donna Elvira arrabbiatissima ( Ah fuggi il traditor), che la avvisa delle cattive intenzioni del malvagio libertino e la porta via con sé mentre arrivano Donna Anna e Don Ottavio , venuti a chiedere a Don Giovanni aiuto per rintracciare l'ignoto assassino del Commendatore, senza sapere che sia stato proprio lui.

Donna Elvira arriva di nuovo e dice di non credere a Don Giovanni, ma questi la accusa di essere pazza. Donna Anna e Don Ottavio, partiti Don Giovanni e Donna Elvira, rimangono soli: Donna Anna ha riconosciuto dalla voce di Don Giovanni l'uccisore del padre, ricorda al fidanzato la sua promessa e poi parte. ( "Or sai chi l'onore", "Dalla sua pace")Rimasto solo, Don Ottavio rimane stupìto dalle parole di Donna Anna, ma prima di arrestare Don Giovanni, decide di andarla a consolare.

Don Giovanni, per sedurre Zerlina, ordina a Leporello di organizzare una grande festa in onore del matrimonio("Finchè han vino"). Partiti, Zerlina cerca di farsi perdonare da Masetto (" Batti batti bel Masetto" ) ma nel frattempo arriva Don Giovanni che li invita al ballo insieme agli altri paesani. Prima della festa, Donna Anna, Don Ottavio e Donna Elvira vogliono andare mascherati al matrimonio che Don Giovanni ha organizzato per arrestarlo. Il donnaiolo ordina a Leporello di invitarle, senza sapere la loro intenzioni. Arrivano contadini e contadine in festa e iniziano a scherzare e ballare. Il cavaliere balla con Zerlina e la conduce in disparte per farla sua, mentre Leporello intrattiene ancora Masetto. Ma la giovane grida fuori scena e tutti vengono in suo soccorso. Don Giovanni dapprima cerca di accusare della tentata violenza l'innocente Leporello, ma Donna Elvira, Donna Anna e Don Ottavio, gettate le maschere, lo accusano apertamente e cercano di arrestarlo insieme a Masetto, Zerlina e agli altri paesani. Don Giovanni e Leporello, però, riescono a fuggire.


Atto II

La Sera, di fronte alla casa di Donna Elvira. Don Giovanni e Leporello discutono animatamente (Eh via, Buffone). Inizialmente quest'ultimo, dopo le accuse rivoltegli ingiustamente, vorrebbe prendere le distanze dal suo padrone, ma questi, offrendogli del denaro, lo convince a tornare al suo servizio attuando una nuova impresa: scambiare con lui gli abiti in modo tale che mentre il servo distrae Elvira, egli possa corteggiare impunemente la sua cameriera. Donna Elvira, affacciatasi alla finestra (Ah, taci ingiusto core), cade nel tranello e si illude che Don Giovanni si sia pentito e ravveduto.

Dopo che Donna Elvira e Leporello travestito si sono allontanati, Don Giovanni intona una serenata sotto la finestra della cameriera (Deh vieni alla finestra). Sopraggiunge Masetto in compagnia di contadini e contadine armati in cerca del nobile per ucciderlo. Protetto dal suo travestimento, Don Giovanni riesce a far allontanare tutti gli altri tranne Masetto (Metà di voi qua vadano): rimasto solo con il giovane e con l'inganno privato delle sue armi, Don Giovanni lo prende a botte e si allontana. Zerlina, di lì passante, soccorre il marito che quando le rivela l'accaduto, decide insieme a questi di catturare non solo Don Giovanni ma anche il suo sfortunato complice dato che Masetto crede di esser stato picchiato da lui (Vedrai carino).

Nel frattempo, Leporello travestito non sa più come comportarsi con Donna Elvira che lo incalza e vorrebbe fuggire senza dare nell'occhio: trovata un'uscita, decide di tagliare la corda, ma è bloccato dall'arrivo di Donna Anna, Don Ottavio, Zerlina e Masetto accompagnati da servi, contadini e contadine, che credendolo Don Giovanni, si fanno avanti per catturarlo e ucciderlo, non prima che però il poveretto riveli la sua vera identità (Sola sola in buio loco). Le cose comunque non cambiano, Zerlina lo accusa di aver picchiato Masetto, Donna Elvira di averla ingannata e Don Ottavio e Donna Anna di tradimento, quindi lo vogliono uccidere ugualmente. Il servo spiega a Masetto e a Zerlina di non sapere nulla, dato che è da un'ora che gira con Donna Elvira e spiega a Donna Anna e a Don Ottavio che non ha colpa di tradimento verso di loro, poi fugge (Ah, pietà signori miei). Don Ottavio è sempre più deciso ad assicurare Don Giovanni alla giustizia e parte per vendicare gli amici (Il mio tesoro). Mentre Masetto cerca Don Giovanni, Zerlina raggiunge Leporello e cerca di eliminarlo perché non crede alle sue parole, ma con l'inganno Leporello riesce a fuggire nuovamente (Per queste tue manine). Zerlina, insieme a Donna Elvira, cerca di inseguirlo ma sopraggiunge Masetto che spiega che Leporello è innocente perché ha visto Don Giovanni con gli abiti del servo, poi partono. Donna Elvira, rimasta da sola, dà sfogo a tutta la sua amarezza e rabbia ai suoi sentimenti contrastanti, divisi fra l'amore per Don Giovanni e il desiderio di vendetta nei suoi confronti (In quali eccessi e Mi tradì quell'alma ingrata).

È notte fonda, verso le due. Don Giovanni si è rifugiato nel cimitero e attende Leporello. Questi arriva e racconta al padrone ciò che gli è capitato dicendo che avrebbe fatto meglio ad andarsene invece di accettare la sua offerta di soldi: Giovanni reagisce ridendo di gusto all'accaduto del suo servo, ma all'improvviso si ode una voce minacciosa: "Di rider finirai pria dell'aurora". Stupìti, si guardano intorno per vedere di chi fosse quella voce tenebrosa, ma la si sente ancora dicendo " Ribaldo, audace, lascia ai morti la pace". È la statua funebre del Commendatore a parlare. Leporello è tremante nascosto sotto una panchina, ma Don Giovanni non ne è per nulla intimorito, anzi, ordina beffardo a Leporello, terrorizzato, di invitarla a cena (Oh statua gentilissima): la statua accetta rispondendo terribilmente "Sì".

Palazzo del Commendatore, notte. Don Ottavio chiede a Donna Anna se si sia decisa a sposarlo. Donna Anna dice che lo ama moltissimo ma è troppo addolorata per la perdita del padre, quindi dichiara che potrà sposarlo solo quando il colpevole di questo atroce delitto (Don Giovanni) sarà arrestato (Non mi dir). Don Ottavio non può fare a meno di darle ragione: lui e i suoi amici vendicheranno il Commendatore, ma nessuno di loro sa che Don Giovanni lo ha invitato a cena nel suo palazzo.

Nel palazzo di Don Giovanni, tutto è pronto per la cena: la tavola è preparata, i musicisti sono al loro posto ecc... Quindi Don Giovanni si siede a mangiare. Il licenzioso cavaliere si intrattiene ascoltando brani delle opere: Una cosa rara di Vicente Martín y Soler, Fra i due litiganti il terzo gode di Giuseppe Sarti e infine in una spiritosa autocitazione, Le nozze di Figaro, in quel caso, l'aria di Figaro Non più andrai farfallone amoroso dello stesso Mozart (Già la mensa è preparata). Giunge all'improvviso Donna Elvira, che implora ancora una volta a Don Giovanni di pentirsi (Ultima prova dell'amor mio), ma questi si prende gioco di lei e la caccia via. La donna esce di scena, ma la si sente gridare terrorizzata. Don Giovanni ordina a Leporello di andare a vedere cosa stia accadendo là fuori e si sente un altro grido e questa volta è Leporello a tornare pallidissimo e tremante: alla porta c'è la statua del Commendatore! Dato che il servo è troppo spaventato, lo stesso Don Giovanni, allora, si reca ad accoglierla a testa alta mentre il servo si nasconde sotto al tavolo Entra quindi la statua del Commendatore (Don Giovanni a cenar teco), vedendo Don Giovanni stupìto e Leporello tremante che cerca di convincere il padrone a scappare, malgrado egli rifiuti.

Il "convitato di pietra" vuole ricambiare l'invito, e propone a Don Giovanni di recarsi a cena da lui, porgendogli la mano. Impavido e spericolato, Don Giovanni accetta e stringe la mano della statua: pur prigioniero di quella morsa letale, rifiuta fino all'ultimo di pentirsi. Il Commendatore, molto arrabbiato, scompare in mezzo a nubi di foschia, improvvisamente compare fuoco da diverse parti e si sente un gran terremoto; sono demoni e diavoli che stanno richiamando il libertino all'inferno. Egli cerca di sfuggire al suo destino ma il potere dei mostri è troppo forte e Don Giovanni viene inghiottito dalle fiamme dell'inferno. Giungono gli altri personaggi con servi, contadini e contadine pronti ad arrestarlo. Leporello riferisce l'orribile scena appena accaduta. Dato che il Cielo ha punito l'incorreggibile libertino, Don Ottavio chiede a Donna Anna se questa volta ella sia disposta a sposarlo ma il suo cuore si deve ancora sfogare, Masetto e Zerlina vanno a cena insieme ai loro amici, Donna Elvira, poiché l'unico uomo che ha amato, Don Giovanni, è morto, decide di ritirarsi in convento e Leporello va a cercare un padrone migliore. Il sipario si chiude infine sui personaggi che dopo aver cantato il concertato finale (Questo è il fin di chi fa mal) si allontanano in direzioni diverse.



Brani celebri


"Notte e giorno faticar" - Leporello in Atto I, Scena I
"Madamina, il catalogo è questo" - Leporello in Atto I, Scena V
"Là ci darem la mano" - Don Giovanni e Zerlina in Atto I, Scena IX
"Ah, fuggi il traditor" - Donna Elvira in Atto I, Scena X
"Don Ottavio ... Or sai chi l'Onore" - Donna Anna nel Atto I, Scena XIII
"Dalla sua pace" - Don Ottavio nel Atto I, Scena XIV
"Fin ch'han dal vino" - Don Giovanni in Atto I, Scena XV
"Batti, batti, o bel Masetto" - Zerlina in Atto I, Scena XVI



"Deh, Vieni alla finestra" - Don Giovanni in Atto II, Scena III
"Vedrai, carino" - Zerlina in Atto II, Scena VI
"Il mio tesoro" - Don Ottavio nel Atto II, Scena X
"In quali eccessi ... Mi tradì quell'alma ingrata" - Donna Elvira in Atto II, Scena X
"Crudele? Troppo mi spiace ... Non mi dir" - Donna Anna nel Atto II, Scena XII
"Don Giovanni, un cenar teco m'invitasti" - Don Giovanni, Leporello e Commendatore nel Atto II, scena XV

Re: Consigli d'ascolto e Confronti/Contest

MessaggioInviato: 06/12/2011, 18:21
da Tuttiallopera
Brani celebri


Aspettando ....Don Giovanni




Interpreti:
Don Giovanni : Pinza - Siepi - Ramey - Allen
Leporello : Edelmann - Bruscantini - Furlanetto
Ottavio - Schipa - Gedda - kraus
Anna - Arrojo - Devia
Zerlina - Schwarzkopf - Popp - Berganza - Freni
Elvira - Gencer - Lorengar
Commendatore - Tadeo - Moll

Orchestra : Wiener
Direttori - Furtwangler - Mitropulos


"Notte e giorno faticar" - Leporello in Atto I, Scena I



"Madamina, il catalogo è questo" - Leporello in Atto I, Scena V




"Là ci darem la mano" - Don Giovanni e Zerlina in Atto I, Scena IX









"Ah, fuggi il traditor" - Donna Elvira in Atto I, Scena X

"Don Ottavio ... Or sai chi l'Onore" - Donna Anna nel Atto I, Scena XIII




"Dalla sua pace" - Don Ottavio nel Atto I, Scena XIV



"Fin ch'han dal vino" - Don Giovanni in Atto I, Scena XV



"Batti, batti, o bel Masetto" - Zerlina in Atto I, Scena XVI






Finale 1o Atto - sestetto



Secondo Atto

"Deh, Vieni alla finestra" - Don Giovanni in Atto II, Scena III












"Vedrai, carino" - Zerlina in Atto II, Scena VI




Il mio tesoro - Don Ottavio







"In quali eccessi ... Mi tradì quell'alma ingrata" - Donna Elvira in Atto II, Scena X




"Don Giovanni, un cenar teco m'invitasti" - Don Giovanni, Leporello e Commendatore nel Atto II, scena XV






Finale Secondo Atto






Re: Consigli d'ascolto e Confronti/Contest

MessaggioInviato: 06/12/2011, 19:51
da OperaIa

Selezione Audio dal DonGiovanni diretto da Mitropulos
Don Giovanni: Cesare Siepi
Donna Anna: Elisabeth Grimmer
Donna Elvira: Lisa Delia Casa
Leporello: Fernando Corena
Zerlina: Rita Streich
Masetto: Walter Berry
Wiener Philharmoniker
Wiener Staatsoper Chorus
Direttore: Dimitri Mitropoulos
24.7.1956, Salzburg
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I Atto

LEPORELLO:
Notte e giorno faticar,
Per chi nulla sa gradir,
Piova e vento sopportar,
Mangiar male e mal dormir.
Voglio far il gentiluomo
E non voglio più servir...
Oh che caro galantuomo!
Vuol star dentro colla bella,
Ed io far la sentinella!
Voglio far il gentiluomo
E non voglio più servir...
Ma mi par che venga gente;
Non mi voglio far sentir.


DONNA ELVIRA:
Ah, chi mi dice mai
Quel barbaro dov'è,
Che per mio scorno amai,
Che mi mancò di fe?
Ah, se ritrovo l'empio
E a me non torna ancor,
Vo' farne orrendo scempio,
Gli vo' cavare il cor.


LEPORELLO:
Eh! Consolatevi;
non siete voi, non foste, e non sarete
né la prima, n´ I'ultima. Guardate:
questo non picciol libro è tutto pieno
dei nomi di sue belle:
(Cava di tasca una lista)
ogni villa, ogni borgo, ogni paese
è testimon di sue donnesche imprese.
Madamina, il catalogo è questo
Delle belle che amò il padron mio;
un catalogo egli è che ho fatt'io;
Osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta;
In Almagna duecento e trentuna;
Cento in Francia, in Turchia novantuna;
Ma in Ispagna son già mille e tre.
V'han fra queste contadine,
Cameriere, cittadine,
V'han contesse, baronesse,
Marchesine, principesse.
E v'han donne d'ogni grado,
D'ogni forma, d'ogni età.
Nella bionda egli ha l'usanza
Di lodar la gentilezza,
Nella bruna la costanza,
Nella bianca la dolcezza.
Vuol d'inverno la grassotta,
Vuol d'estate la magrotta;
È la grande maestosa,
La piccina e ognor vezzosa.
Delle vecchie fa conquista
Pel piacer di porle in lista;
Sua passion predominante
È la giovin principiante.
Non si picca - se sia ricca,
Se sia brutta, se sia bella;
Purché porti la gonnella,
Voi sapete quel che fa.


DON GIOVANNI:
Certo, io.
Quel casinetto è mio: soli saremo
e là, gioiello mio, ci sposeremo.
Là ci darem la mano,
Là mi dirai di sì.
Vedi, non è lontano;
Partiam, ben mio, da qui.

ZERLINA:
(Vorrei e non vorrei,
Mi trema un poco il cor.
Felice, è ver, sarei,
Ma può burlarmi ancor.)

DON GIOVANNI:
Vieni, mio bel diletto!

ZERLINA:
(Mi fa pietà Masetto.)

DON GIOVANNI:
Io cangierò tua sorte.

ZERLINA:
Presto... non son più forte.

DON GIOVANNI:
Andiam!

ZERLINA:
Andiam!

A 2:
Andiam, andiam, mio bene.
a ristorar le pene
D'un innocente amor.


DONNA ELVIRA:
Ah, fuggi il traditor!
Non lo lasciar più dir!
Il labbro è mentitor,
fallace il ciglio.
Da' miei tormenti impara
A creder a quel cor,
E nasca il tuo timor
Dal mio periglio.


DONNA ELVIRA
(a Don Giovanni):
Ah, ti ritrovo ancor, perfido mostro!
(a Donn'Anna)
Non ti fidar, o misera,
Di quel ribaldo cor;
Me già tradì quel barbaro,
te vuol tradir ancor.

DONNA ANNA e DON OTTAVIO:
(Cieli, che aspetto nobile,
Che dolce maestà!
II suo pallor, le lagrime
M'empiono di pietà.)

DON GIOVANNI
(a parte; Donna Elvira ascolta):
La povera ragazza
È pazza, amici miei;
Lasciatemi con lei,
Forse si calmerà.

DONNA ELVIRA:
Ah non credete al perfido!

DON GIOVANNI:
È pazza, non badate.

DONNA ELVIRA:
Restate ancor, restate!

DONNA ANNA e DON OTTAVIO:
A chi si crederà?

DONNA ANNA, DON OTTAVIO, DON GIOVANNI:
Certo moto d'ignoto tormento
Dentro l'alma girare mi sento
Che mi dice, per quell'infelice,
Cento cose che intender non sa.

DONNA ELVIRA:
Sdegno, rabbia, dispetto, spavento
Dentro l'alma girare mi sento,
Che mi dice, di quel traditore,
Cento cose che intender non sa.

DON OTTAVIO
(a Donn'Anna):
Io di qua non vado via
Se non so com'è l'affar.

DONNA ANNA
(a Ottavio):
Non ha l'aria di pazzia
II suo tratto, il suo parlar.

DON GIOVANNI:
(Se m'en vado, si potria
Qualche cosa sospettar.)

DONNA ELVIRA
(a Donn'Anna e Ottavio):
Da quel ceffo si dovria
La ner'alma guidicar.

DON OTTAVIO
(a Don Giovanni):
Dunque quella?...

DON GIOVANNI:
È pazarella.

DONNA ANNA:
Dunque quegli?...

DONNA ELVIRA:
È un traditore.

DON GIOVANNI:
Infelice!

DONNA ELVIRA:
Mentitore!

DONNA ANNA e DON OTTAVIO:
Incomincio a dubitar.




DONNA ANNA:
Don Ottavio, son morta!

DON OTTAVIO:
Cosa è stato?

DONNA ANNA:
Per pietà.. soccorretemi!

DON OTTAVIO:
Mio bene,
fate coraggio!

DONNA ANNA:
Oh dei! Quegli è il carnefice
del padre mio!

DON OTTAVIO:
Che dite?

DONNA ANNA:
Non dubitate più. Gli ultimi accenti
che l'empio proferì, tutta la voce
richiamar nel cor mio di quell'indegno
che nel mio appartamento ...

DON OTTAVIO:
O ciel! Possibile
che sotto il sacro manto d'amicizia...
ma come fu? Narratemi
lo strano avvenimento:

DONNA ANNA:
Era già alquanto
avanzata la notte,
quando nelle mie stanze, ove soletta
mi trovai per sventura, entrar io vidi,
in un mantello avvolto,
un uom che al primo istante
avea preso per voi.
Ma riconobbi poi
che un inganno era il mio.

DON OTTAVIO
(con affanno):
Stelle! Seguite!

DONNA ANNA:
Tacito a me s'appressa
e mi vuole abbracciar; sciogliermi cerco,
ei più mi stringe; io grido;
non viene alcun: con una mano cerca
d'impedire la voce,
e coll'altra m'afferra
stretta così, che già mi credo vinta.

DON OTTAVIO:
Perfido!.. alfin?

DONNA ANNA:
Alfine il duol, l'orrore
dell'infame attentato
accrebbe sì la lena mia, che a forza
di svincolarmi, torcermi e piegarmi,
da lui mi sciolsi!

DON OTTAVIO:
Ohimè! Respiro!

DONNA ANNA:
Allora
rinforzo i stridi miei, chiamo soccorso;
fugge il fellon; arditamente il seguo
fin nella strada per fermarlo, e sono
assalitrice d'assalità: il padre
v'accorre, vuol conoscerlo e l'indegno
che del povero vecchio era più forte,
compiè il misfatto suo col dargli morte!
Or sai chi l'onore
Rapire a me volse,
Chi fu il traditore
Che il padre mi tolse.
Vendetta ti chiedo,
La chiede il tuo cor.
Rammenta la piaga
Del misero seno,
Rimira di sangue
Coperto il terreno.
Se l'ira in te langue
D'un giusto furor.




DON OTTAVIO:
Come mai creder deggio,
di sì nero delitto
capace un cavaliero!
Ah! Di scoprire il vero
ogni mezzo si cerchi. Io sento in petto
e di sposo e d'amico
il dover che mi parla:
disingannarla voglio, o vendicarla.
Dalla sua pace la mia dipende;
Quel che a lei piace vita mi rende,
Quel che le incresce morte mi dà.
S'ella sospira, sospiro anch'io;
È mia quell'ira, quel pianto è mio;
E non ho bene, s'ella non l'ha.


DON GIOVANNI:
Bravo, bravo, arcibravo!
L'affar non può andar meglio. Incominciasti,
io saprò terminar. Troppo mi premono
queste contadinotte;
le voglio divertir finchè vien notte.
Finch'han dal vino
Calda la testa
Una gran festa
Fa preparar.
Se trovi in piazza
Qualche ragazza,
Teco ancor quella
Cerca menar.
Senza alcun ordine
La danza sia;
Chi'l minuetto,
Chi la follia,
Chi l'alemanna
Farai ballar.
Ed io frattanto
Dall'altro canto
Con questa e quella
Vo' amoreggiar.
Ah! la mia lista
Doman mattina
D'una decina
Devi aumentar!




ZERLINA:
Ma se colpa io non ho, ma se da lui
ingannata rimasi; e poi, che temi?
Tranquillati, mia vita;
non mi toccò la punta della dita.
Non me lo credi? Ingrato!
Vien qui, sfogati, ammazzami, fa tutto
di me quel che ti piace,
ma poi, Masetto mio, ma poi fa pace.
Batti, batti, o bel Masetto,
La tua povera Zerlina;
Starò qui come agnellina
Le tue botte ad aspettar.
Lascierò straziarmi il crine,
Lascierò cavarmi gli occhi,
E le care tue manine
Lieta poi saprò baciar.
Ah, lo vedo, non hai core!
Pace, pace, o vita mia,
In contento ed allegria
Notte e dì vogliam passar,
Si, notte e dì vogliam passar.



DON GIOVANNI:
Riposate, vezzose ragazze.

LEPORELLO:
Rinfrescatevi, bei giovinotti.

DON GIOVANNI e Leporello:
Tornerete a far presto le pazze.
Tornerete a scherzar e ballar.

DON GIOVANNI:
Ehi! caffè!

LEPORELLO:
Cioccolata!

DON GIOVANNI:
Sorbetti!

MASETTO
(piano a Zerlina):
Ah, Zerlina, guidizio!

LEPORELLO:
Confetti!

ZERLINA e MASETTO
(a parte):
(Troppo dolce comincia la scena;
In amaro potria terminar.)

(vengono portati e distribuiti i rinfreschi)

DON GIOVANNI
(accarezzando Zerlina):
Sei pur vaga, brillante Zerlina.

ZERLINA:
Sua bontà.

MASETTO
(fremendo):
La briccona fa festa!

LEPORELLO
(imitando il padrone):
Sei pur cara, Gionnotta, Sandrina.

MASETTO
(guardando Don Giovanni):
(Tocca pur, che ti cada la testa!)

ZERLINA:
(Quel Masetto mi par stralunato,
Brutto, brutto si fa quest'affar.)

DON GIOVANNI e LEPORELLO:
(Quel Masetto mi par stralunato,
Qui bisogna cervello adoprar.)



Scena 22 Atto I


Don Ottavio, Donn'Anna, Donna Elvira e detti



LEPORELLO:
Venite pur avanti,
Vezzose mascherette!

DON GIOVANNI:
È aperto a tutti quanti,
Viva la libertà!

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO:
Siam grati a tanti segni
Di generosità.

TUTTI:
Viva la libertà!

DON GIOVANNI:
Ricominciate il suono!
(a Leporello)
Tu accoppia i ballerini.

(Don Ottavio balla il minuetto con Donn'Anna)

LEPORELLO:
Da bravi, via ballate!

(Ballano.)

DONNA ELVIRA
(a Donn'Anna):
Quella è la contadina.

DONNA ANNA
(ad Ottavio):
Io moro!

DON OTTAVIO
(a Donn'Anna):
Simulate!

DON GIOVANNI, LEPORELLO
(con ironia):
Va bene in verità!

MASETTO:
Va bene in verità!

DON GIOVANNI
(a Leporello):
A bada tien Masetto.
(a Zerlina)
Il tuo compagno io sono,
Zerlina vien pur qua...

(si mette a ballare una Controdanza
con Zerlina.)

LEPORELLO:
Non balli, poveretto!
Vien quà, Masetto caro,
Facciam quel ch'altri fa.

(fa ballare a forza Masetto)

MASETTO:
No, no, ballar non voglio.

LEPORELLO:
Eh, balla, amico mio!

MASETTO:
No!

LEPORELLO:
Sì, caro Masetto!

DONNA ANNA
(a Ottavio):
Resister non poss'io!

DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO
(a Donn'Anna):
Fingete per pietà!

DON GIOVANNI:
Vieni con me, vita mia!

(Ballando conduce via Zerlina.)

MASETTO:
Lasciami! Ah no! Zerlina!

(Entra sciogliendosi da Leporello.)

ZERLINA:
Oh Numi! son tradita!...

LEPORELLO:
Qui nasce una ruina.

(Entra.)

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO
(fra loro):
L'iniquo da se stesso
Nel laccio se ne va!

ZERLINA
(di dentro):
Gente... aiuto!... aiuto!... gente!

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO:
Soccorriamo l'innocente!

(I suonatori partono.)

MASETTO:
Ah, Zerlina!

ZERLINA
(di dentro, dalla parte opposta):
Scellerato!

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO:
Ora grida de quel lato!
Ah gettiamo giù la porta!

ZERLINA:
Soccorretemi! o son morta!

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA, DON OTTAVIO e MASETTO:
Siam qui noi per tua difesa!

DON GIOVANNI

(Esce colla spada in mano,
conducendo per un braccio Leporello,
e finge di non poterla sguainare per ferirlo):
Ecco il birbo che t'ha offesa!
Ma da me la pena avrà!
Mori, iniquo!

LEPORELLO:
Ah, cosa fate?

DON GIOVANNI:
Mori, dico!

DON OTTAVIO
(cavando una pistola):
Nol sperate...

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA e DON OTTAVIO:
(L'empio crede con tal frode
Di nasconder l'empietà!)

(Si cavano la maschera.)

DON GIOVANNI:
Donna Elvira!

DONNA ELVIRA:
Sì, malvagio!

DON GIOVANNI:
Don Ottavio!

DON OTTAVIO:
Sì, signore!

DON GIOVANNI
(a Donn'Anna):
Ah, credete...
Tutti fuorché Don Giovanni e Leporello:
Traditore! Tutto già si sa!
Trema, trema, o scellerato!
Saprà tosto il mondo intero
Il misfatto orrendo e nero
La tua fiera crudeltà!
Odi il tuon della vendetta,
Che ti fischia intorno intorno;
Sul tuo capo in questo giorno
Il suo fulmine cadrà.

LEPORELLO:
Non sà più quel ch'ei si faccia
È confusa la sua testa,
E un orribile tempesta
Minacciando, o Dio, lo va
Ma non manca in lui coraggio,
Non si perde o si confonde
Se cadesse ancora il mondo,
Nulla mai temer lo fa.

DON GIOVANNI:
È confusa la mia testa,
Non so più quel ch'io mi faccia,
E un orribile tempesta
Minacciando, o Dio, mi va
Ma non manca in me coraggio,
Non mi perdo o mi confondo,
Se cadesse ancora il mondo,.
Nulla mai temer mi fa.





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II Atto

DON GIOVANNI:
Ha, ha, ha! Par che la sorte
mi secondi; veggiamo!
Le finestre son queste. Ora cantiamo.
(Canta accompagnandosi col mandolino)
Deh, vieni alla finestra, o mio tesoro,
Deh, vieni a consolar il pianto mio.
Se neghi a me di dar qualche ristoro,
Davanti agli occhi tuoi morir vogl'io!
Tu ch'hai la bocca dolce più del miele,
Tu che il zucchero porti in mezzo al core!
Non esser, gioia mia, con me crudele!
Lasciati almen veder, mio bell'amore!


ZERLINA:
Via, via, non è gran mal, se il resto è sano.
Vientene meco a casa;
purchè tu mi prometta
d'essere men geloso,
io, io ti guarirò, caro il mio sposo.
Vedrai, carino,
se sei buonino,
Che bel rimedio
ti voglio dar!
È naturale,
non dà disgusto,
E lo speziale
non lo sa far.
È un certo balsamo
Ch'io porto addosso,
Dare tel posso,
Se il vuoi provar.
Saper vorresti
dove mi sta?
Sentilo battere,
toccami qua!


DONNA ELVIRA:
Ah! non lasciarmi!
Sola, sola in buio loco
Palpitar il cor mi sento,
E m'assale un tal spavento,
Che mi sembra di morir.

LEPORELLO
(andando a tentone):
(Più che cerco, men ritrovo
questa porta sciagurata;
Piano, piano, l'ho trovata!
Ecco il tempo di fuggir.)

(sbaglia l'uscita)



Scena 8 Atto II



Donn'Anna, Don Ottavio, vestiti a lutto. Servi con lumi, e detti.

(Donn'Elvira al venire dei lumi si ritira in un angolo,
Leporello in un altro)



DON OTTAVIO:
Tergi il ciglio, o vita mia,
E dà calma a tuo dolore!
L'ombra omai del genitore
Pena avrà de' tuoi martir.

DONNA ANNA:
Lascia almen alla mia pena
Questo piccolo ristoro;
Sol la morte, o mio tesoro,
II mio pianto può finir.

DONNA ELVIRA

(senza esser vista):
Ah dov'è lo sposo mio?

LEPORELLO
(dalla porta senza esser visto):
(Se mi trova, son perduto!)

DONNA ELVIRA e LEPORELLO:
Una porta là vegg'io,
Cheto, cheto, vo'partir!

[centrato]DON OTTAVIO:
Amici miei, dopo eccessi sì enormi,
dubitar non possiam che Don Giovanni
non sia l'empio uccisore
del padre di Donn'Anna; in questa casa
per poche ore fermatevi, un ricorso
vo'far a chi si deve, e in pochi istanti
vendicarvi prometto.
Così vuole dover, pietade, affetto!
Il mio tesoro intanto
Andate a consolar,
E del bel ciglio il pianto
Cercate di asciugar.
Ditele che i suoi torti
A cendicar io vado;
Che sol di stragi e morti
Nunzio vogl'io tornar.




DONNA ELVIRA:
In quali eccessi, o Numi, in quai misfatti
orribili, tremendi
è avvolto il sciagurato!
Ah no! non puote tardar l'ira del cielo,
la giustizia tardar. Sentir già parmi
la fatale saetta,
che gli piomba sul capo! Aperto veggio
il baratro mortal! Misera Elvira!
Che contrasto d'affetti, in sen ti nasce!
Perchè questi sospiri? e queste ambascie?
Mi tradì, quell'alma ingrata,
Infelice, o Dio, mi fa.
Ma tradita e abbandonata,
Provo ancor per lui pietà.
Quando sento il mio tormento,
Di vendetta il cor favella,
Ma se guardo il suo cimento,
Palpitando il cor mi va.



LA STATUA:
Don Giovanni, a cenar teco
M'invitasti e son venuto!

DON GIOVANNI:
Non l'avrei giammai creduto;
Ma farò quel che potrò.
Leporello, un altra cena
Fa che subito si porti!

LEPORELLO
(facendo capolino di sotto alla tavola):
Ah padron! Siam tutti morti.

DON GIOVANNI
(tirandolo fuori):
Vanne dico!

LA STATUA
(a Leporello che è in atto di parlare):
Ferma un po'!
Non si pasce di cibo mortale
chi si pasce di cibo celeste;
Altra cure più gravi di queste,
Altra brama quaggiù mi guidò!

LEPORELLO:
(La terzana d'avere mi sembra
E le membra fermar più non so.)

DON GIOVANNI:
(Parla dunque! Che chiedi! Che vuoi?

LA STATUA:
Parlo; ascolta! Più tempo non ho!

DON GIOVANNI:
Parla, parla, ascoltandoti sto.

LA STATUA:
Tu m'invitasti a cena,
Il tuo dover or sai.
Rispondimi: verrai
tu a cenar meco?

LEPORELLO
(da lontano, sempre tremando):
Oibò;
tempo non ha, scusate.

DON GIOVANNI:
A torto di viltate
Tacciato mai sarò.

LA STATUA:
Risolvi!

DON GIOVANNI:
Ho già risolto!

LA STATUA:
Verrai?

LEPORELLO
(a Don Giovanni):
Dite di no!

DON GIOVANNI:
Ho fermo il cuore in petto:
Non ho timor: verrò!

LA STATUA:
Dammi la mano in pegno!

DON GIOVANNI
(porgendogli la mano):
Eccola! Ohimé!

LA STATUA:
Cos'hai?

DON GIOVANNI:
Che gelo è questo mai?

LA STATUA:
Pentiti, cangia vita
È l'ultimo momento!

DON GIOVANNI
(vuol sciogliersi, ma invano):
No, no, ch'io non mi pento,
Vanne lontan da me!

LA STATUA:
Pentiti, scellerato!

DON GIOVANNI:
No, vecchio infatuato!

LA STATUA:
Pentiti!

DON GIOVANNI:
No!

LA STATUA:
Sì!

DON GIOVANNI:
No!

LA STATUA:
Ah! tempo più non v'è!

(Fuoco da diverse parti,
il Commendatore sparisce,
e s'apre una voragine.)

DON GIOVANNI:
Da qual tremore insolito
Sento assalir gli spiriti!
Dond'escono quei vortici
Di foco pien d'orror?

CORO di DIAVOLI
(di sotterra, con voci cupe):
Tuo a tue colpe è poco!
Vieni, c'è un mal peggior!

DON GIOVANNI:
Chi l'anima mi lacera?
Chi m'agita le viscere?
Che strazio, ohimè, che smania!
Che inferno, che terror!

LEPORELLO:
(Che ceffo disperato!
Che gesti da dannato!
Che gridi, che lamenti!
Come mi fa terror!)



Leporello, Donna Elvira, Donn'Anna, Zerlina, Don Ottavio,
Masetto, con ministri di giustizia.



DONNA ELVIRA, ZERLINA, DON OTTAVIO e MASETTO:
Ah, dov'è il perfido?
Dov'è l'indegno?
Tutto il mio sdegno
Sfogar io vo'!

DONNA ANNA:
Solo mirandolo
Stretto in catene
Alle mie pene
Calma darò.

LEPORELLO:
Più non sperate
Di ritrovarlo,
Più non cercate.
Lontano andò.

TUTTI:
Cos'è? Favella! Via presto, sbrigati!

LEPORELLO:
Venne un colosso... Ma se non posso...
Tra fumo e fuoco... Badate un poco...
L'uomo di sasso... Fermate il passo...
Giusto là sotto... Diede il gran botto...
Giusto là il diavolo - Sel'trangugiò.

TUTTI:
Stelle, che sento!

LEPORELLO:
Vero è l'evento!

DONNA ELVIRA:
Ah, certo è l'ombra
Che m'incontrò.

DONNA ANNA, ZERLINA, DON OTTAVIO e MASETTO:
Ah, certo è l'ombra
Che l'incontrò.

DON OTTAVIO:
Or che tutti, o mio tesoro,
Vendicati siam dal cielo,
Porgi, porgi a me un ristoro,
Non mi far languire ancor.

DONNA ANNA:
Lascia, o caro, un anno ancora
Allo sfogo del mio cor.

DON OTTAVIO:
Al desio di chi m'adora
Ceder deve un fido amor.

DONNA ANNA:
Al desio di chi t'adora
Ceder deve un fido amor.

DONNA ELVIRA:
Io men vado in un ritiro
A finir la vita mia!

ZERLINA:
Noi, Masetto, a casa andiamo!
A cenar in compagnia!

MASETTO:
Noi, Zerlina, a casa andiamo!
A cenar in compagnia!

LEPORELLO:
Ed io vado all'osteria
A trovar padron miglior.

ZERLINA, MASETTO e LEPORELLO:
Resti dunque quel birbon
Con Proserpina e Pluton.
E noi tutti, o buona gente,
Ripetiam allegramente
L'antichissima canzon:

TUTTI:
Questo è il fin di chi fa mal;
E de' perfidi la morte
Alla vita è sempre ugual.



[/centrato]